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Cassazione: la responsabilità del Coordinatore Sicurezza in merito all’eliminazione delle violazioni riscontrate dagli organi ispettivi in cantiere.

02 March 17

La mancanza di dispositivi di protezione collettiva a protezione di aperture su solaio e l’evidenza della stessa da parte degli organi ispettivi con relativo limite temporale per il ripristino delle condizioni di sicurezza, sono al centro della sentenza 8842/2017della Cassazione Penale Sezione III.

 

IL FATTO

A seguito di sopralluogo in cantiere da parte degli organi ispettivi veniva constatata l’assenza di parapetti o altri dispositivi di protezione collettiva, atti ad impedire la caduta dall’alto tramite apertura su solaio. Veniva indicato altresì al Coordinatore Sicurezza ed ai soggetti esecutori il termine ultimo del giorno 14 maggio 2012 per la messa in sicurezza di tali rilevanze.

Dal successivo sopralluogo effettuato sempre dagli Organi Ispettivi (29 giugno 2012) si evidenziava come in quella data non erano in corso lavori sulla zona interessata dal rilievo ma al tempo stesso "sul solaio mal protetto si trovava ancora materiale di risulta. Tale materiale, ovviamente, avrebbe dovuto essere eliminato e per fare ciò qualcuno avrebbe dovuto necessariamente accedere a quel solaio non protetto a norma di legge".

Questo ha comportato la sanzione per il Coordinatore Sicurezza e la condanna dello stesso da parte del Primo Giudice per il reato di cui all’art. 92 comma 1 lettera a) del D.Lgs. 81/2008.

 

Articolo 92 - Obblighi del coordinatore per l’esecuzione dei lavori

1. Durante la realizzazione dell’opera, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori:

a) verifica, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’articolo 100 ove previsto e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro;

 

DIRITTO

Il Coordinatore Sicurezza ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna; tra i vari motivi si evidenzia come il Professionista si difenda facendo osservare che nel giorno dell’ultima ispezione (29 giugno 2012) non fossero in atto lavorazioni nell’area interessata dalle prescrizioni e che nella prima fase processuale alcuni testi avevano dichiarato di aver provveduto al posizionamento dei parapetti in corrispondenza dell’apertura sul solaio.

La Cassazione ha rigettato il ricorso del Coordinatore Sicurezza con le seguenti motivazioni:

-è pur vero che l’accertamento delle violazioni riscontrate doveva essere eseguito dagli organi ispettivi in corrispondenza della data imposta (14 maggio 2012) per la messa in sicurezza delle rilevanze riscontrate durante il primo sopralluogo anche alla luce del fatto che la fase di lavoro da eseguirsi nella zona di interesse era terminata al momento del nuovo sopralluogo (29 giugno 2012);

-comunque è stata riscontrata la presenza di materiali di risulta sulla parte di solaio malprotetto e quindi la rimozione degli stessi sarebbe stata effettuata senza le opportune misure di sicurezza da porre in essere sull’apertura “incriminata”.

Proprio per questo secondo punto la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato dal Coordinatore Sicurezza, che non lo ha contestato anche nei precedenti gradi di giudizio.

 

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