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Cassazione: il limite del controllo del committente sul coordinatore sicurezza.

21 February 18

Analizziamo la sentenza n. 5477/2018 della Sezione IV della Corte di Cassazione, dove si affrontano numerose tematiche sul corretto rapporto tra committente, impresa affidataria e soggetti esecutori. La normativa impone al committente una verifica sull’operato del coordinatore sicurezza che però dovrebbe avere dei limiti ben precisi; la sentenza aiuta a fare chiarezza su quanto il committente possa incidere nell’operato e contenuti prodotti dal coordinatore sicurezza.

 

IL FATTO

Durante i lavori di sostituzione del manto di copertura (amianto) si generava la caduta dall’alto di un operatore (sfondamento di lucernario) che si era sganciato dai dispositivi di sicurezza in dotazione che però non gli consentivano di accedere verso la scala di accesso della copertura.

Alle varie figure coinvolte nella filiera lavorativa venivano contestati in dettaglio:

COMMITTENTEdi non aver fornito alle appaltatrici adeguate informazioni sui rischi specifici esistenti, di non aver promosso la cooperazione tra gli appaltatori nell'attuazione delle misure di protezione e prevenzione dei rischi sul lavoro, di non aver verificato l'adempimento, da parte del nominato coordinatore in fase di progettazione e esecuzione, E.P.F., dei suoi obblighI” (cit.).

IMPRESA AFFIDATARIA (al presidente del C.d.a. e al consigliere delegato) “non aver cooperato all'attuazione delle misure di prevenzione e protezione dei rischi sul lavoro, di non aver accertato che i lucernari fossero idonei a sostenere il peso dei lavoratori e di non aver predisposto idonee misure di protezione collettiva, quali le reti anticaduta, di non avere verificato le condizioni di sicurezza dei lavori affidati al subappaltatore” (cit.).

COORDINATORE SICUREZZAaver redatto il piano di sicurezza e coordinamento omettendo di valutare tutti i rischi connessi all'esecuzione dei lavori in esame ed in particolare a quelli di cadute dall'alto, di non aver verificato l'applicazione, da parte delle imprese esecutrici, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e coordinamento e non aver organizzato la cooperazione ed il coordinamento nonché la reciproca informazione tra le stesse” (cit.).

La Corte di Appello di Milano confermava la sentenza emessa in primo Grado condannando le figure richiamate; il coordinatore sicurezza e i rappresentanti dell’impresa affidataria ricorrono in Cassazione con le seguenti motivazioni:

1. La ASL aveva approvato il Piano di Lavoro così come redatto, senza la prescrizione sull’utilizzo del DPC rete anticaduta.

2. La mancata certificazione del sistema linea vita è stato irrilevante;

3. E’ da ritenersi illogica la motivazione relativa alla necessità dii una rete di protezione sotto e non sopra il lucernario;

4. Il PSC era da ritenersi congruo rispetto alla valutazione dei rischi inerenti la caduta dall’alto.

5. Il comportamento dell’operatore infortunato era da ritenersi abnorme.

Ricorre altresì in Cassazione il Committente evidenziando come la posizione di garanzia di quest’ultimo non comporti “un obbligo di controllo pressante, continuo e capillare sull'organizzazione ed andamento dei lavori ed essendosi il sinistro verificato in conseguenza di una violazione istantanea delle regole di condotta anti-infortunistica” (cit.) con particolare riferimento agli articoli:

-26 “Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione”;

-90 “Obblighi del committente o del responsabile dei lavori”;

-93 “Responsabilità dei committenti e dei responsabili dei lavori”.

Inoltre è stato applicato erroneamente l’art. 115 “Sistemi di protezione contro le cadute dall’alto” perché all’interno del testo dell’articolo non è prescritta la contemporanea predisposizione di DPC e DPI.

 

DIRITTO

Per i punti 2, 3, 4, la Cassazione evidenzia come la motivazione della sentenza risulta illogica; la stessa infatti ammette parallelamente l’esistenza di DPI idonei a evitare la caduta dell’operaio e la necessità di DPC. L’art. 111 del D.Lgs. 81/2008 “Obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota” sancisce la priorità dei DPC rispetto ai DPI per i lavori in quota ma non ne impone l’uso così come l’art 115 del D.Lgs. 81/2008 “Sistemi di protezione contro le cadute dall’alto” che evidenzia la necessità di DPI ove non siano stati previsti DPC per lavori in quota.

Per il punto 1 la Cassazione ritiene lo stesso irrilevante nella considerazione che l’approvazione del Piano di Lavoro da parte della ASL non esonera i soggetti deputati dalla norma antinfortunistica, rispetto ai loro obblighi.

Le valutazioni precedenti annullano la necessità di esaminare l’ultimo motivo (punto 5) proposto dai ricorrenti (coordinatore sicurezza e i rappresentanti dell’impresa affidataria).

Relativamente al ricorso presentato dal Committente, la Cassazione giudica meritevole di accoglimento la parte relativa all’art. 115 “Sistemi di protezione contro le cadute dall’alto” nella considerazione che “la sentenza impugnata fonda la responsabilità di tutti gli imputati su un asserito obbligo generale ed incondizionato di predisporre, in caso di lavori in quota, dispositivi di sicurezza collettivi in aggiunta a quelli individuali, mentre dal combinato disposto degli artt. 115 e 111 del d.lgs. n. 81 del 2008 si ricava il carattere prioritario ma non imprescindibile delle misure di protezione collettive, le quali devono necessariamente essere previste ed adottate laddove quelle individuali, in considerazione delle loro caratteristiche o in relazione alla tipologia dei lavori, risultino inadeguate, dovendo, però, tale presupposto essere oggetto di valutazione da parte dell'organo giudicante” (cit.).

La Cassazione accoglie anche l’atro motivo di ricorso da parte del Committente; quest’ultimo non era stato informato dell’ingresso nel cantiere del soggetto sub-appaltatore, poi infortunato, e nemmeno delle tipologie di lavorazioni che sarebbe andato ad eseguire. Questo ha impedito allo stesso Committente di porre in atto quanto indicato dalla normativa in merito alla corretta informazione sui rischi e sulle caratteristiche del luogo di lavoro, compiti che andavano a gravare sul Datore di Lavoro dell’impresa affidataria.

Relativamente alla verifica sull’operato del coordinatore sicurezza ai sensi dell’art. 93, comma 2 del D.Lgs. 81/2008  nel caso in esame “alle decisioni di merito non si evince quale sia l'omesso controllo che si addebita al committente e da quali elementi indiziari ne derivi la dimostrazione, sembrando piuttosto discendere in modo automatico dalla verificazione del sinistro la prova della sua condotta illecita e della sua causalità rispetto all'infortunio” (cit.).

La verifica dei compiti del coordinatore da parte del committente, tra cui la redazione del PSC “non può tradursi nella integrale e piena responsabilità per il contenuto di tale documento, in quanto, da un lato, non vi sarebbe alcuna distinzione nelle posizioni e, dall'altro, il committente non può ingerirsi, in considerazione sia delle sua competenza sia del sistema normativo complessivo, nella redazione del piano, di cui risponde il coordinatore, sicché la verifica comporta il controllo della elaborazione del documento e della sua non evidente e macroscopica inadeguatezza o illegalità” (cit).

 

F.to Redazione Tecnica

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