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Cassazione: coordinatore sicurezza tra rischio interferenze e deficit di coordinamento.

29 March 17

Fino a che punto il coordinatore sicurezza deve spingersi nell’analizzare interferenze e relativo rischio all’interno di un cantiere e quali dinamiche organizzative lo possono escludere da questa analisi?. Alla domanda risponde la Cassazione con la sentenza n. 134456/2017 avente come oggetto l’infortunio mortale di un lavoratore e le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti. Per sintesi, appurata comunque la “compartecipazione” di questi ultimi all’evento infortunistico, abbiamo voluto evidenziare gli aspetti più importanti da ricondurre proprio al coordinatore sicurezza.

 

IL FATTO

Durante i lavori inerenti l’installazione di un ascensore, il lavoratore (A.N.) operante all’interno della fossa di manutenzione, rimaneva incastrato tra la scala a pioli e il vano cabina dello stesso ascensore, inavvertitamente azionato da operatore di altra impresa che stava intervenendo a monte.

Il decesso avveniva per asfissia a causa dell’impossibilità degli altri lavoratori della ditta addetta al montaggio della cabina, di accedere allo stesso vano condominiale dove erano posizionati i controlli elettrici dell’ascensore, per interrompere l’alimentazione alla cabina e soccorrere l’infortunato. Il tutto originato anche dalla chiusura del vano di accesso allo spazio condominiale dotato dei controlli elettrici poco tempo prima dell’infortunio.

 

PROFILI DI COLPA:

*legale rappresentante F.N. dell’Impresa Affidataria;

*legale rappresentante B.L. dell’Impresa sub-affidataria;

*datore di lavoro P.D.A. del lavoratore deceduto, quale Ditta a cui era stata affidata l’installazione dell’ascensore dalla sub-affidataria;

*coordinatore sicurezza in fase di esecuzione F.A.

 

Era stata infatti accolta la prospettazione accusatoria in relazione alle figure sopra indicate per:

1. Carenze originali e funzionali del POS in cui non venivano indicate le misure preventive atte a scongiurare l’infortunio poi avvenuto (datore di lavoro del lavoratore deceduto – P.D.A.).

2. Mancata informazione e formazione ai dipendenti sul rischio rispetto a tale lavorazione, vista anche la mancata attivazione dei sistemi atti ad impedire l’attivazione automatica della cabina (datore di lavoro del lavoratore deceduto – P.D.A.).

3. Omessa verifica sulle misure generali di tutela di sicurezza sul lavoro (legale rappresentante F.N. dell’Impresa Affidataria - legale rappresentante B.L. dell’Impresa sub-affidataria).

4. Omessa cooperazione e coordinamento tra i vari datori di lavoro (legale rappresentante F.N. dell’Impresa Affidataria - legale rappresentante B.L. dell’Impresa sub-affidataria).

5. Omessa verifica idoneità POS con specifico riferimenti alle dinamiche della cabina durante le operazioni di montaggio (coordinatore sicurezza in fase di esecuzione F.A.).

 

DIFESA DEL COORDINATORE SICUREZZA

A) L’obbligo della verifica sull’idoneità del POS è da intendersi in collegamento con il PSC e la linearità dello stesso POS rispetto ai contenuti previsti nel Piano di Sicurezza e Coordinamento. Essendo l’infortunio accaduto al di fuori di ambiti interferenziali tra lavorazioni era obbligo del datore di lavoro il garantire la completezza del POS rispetto alle lavorazioni programmate.

B) È da ritenersi errato in termini giurisprudenziali il fatto che non il Pubblico Ministero ma lo stesso Giudice di primo grado avesse introdotto l’aspetto di un deficit di coordinamento tra imprese simultaneamente impegnate proprio a carico del coordinatore sicurezza. Il tutto era avvalorato proprio dalla sentenza di primo grado dove il giudice, evidenziando la presenza di due lavoratori autonomi chiamati a realizzare la chiusura del varco di accesso ai comandi elettrici, faceva rilevare il malgoverno rispetto a rischio interferenziale.

C) L’accesso al vano comandi elettrici poteva essere effettuato visto che le chiavi erano in possesso degli operatori addetti dell’Impresa a cui era stata affidata l’installazione dell’ascensore e che lo stesso vano doveva essere mantenuto chiuso per obblighi normativi. Stante la presenza in cantiere di una sola Impresa impegnata nell’attività di installazione dell’ascensore (dotata di chiavi) e non sussistendo quindi sovrapposizioni o incrocio di lavorazioni (pur con la chiusura nell’imminenza dell’infortunio del vano che consentiva l'accesso al quadro elettrico), il coordinatore sicurezza non aveva obbligo di interventi in chiave prevenzionistica.

 

DIRITTO

La Cassazione, nel rigettare il ricorso, premette la correttezza delle argomentazioni dei giudici “nel porre in rilievo e valorizzare la cooperazione colposa, quale elemento di saldatura delle singole posizioni di garanzia rivestite dagli imputati cui sono stati ricondotti specifici profili di responsabilità per colpa, e la sinergica rilevanza nella realizzazione di un evento unitario….Ne consegue una saldatura dei distinti profili di colpa riconosciuti a ciascun imputato, in quanto confluiti nel determinismo dell’evento, di talché non è consentito procedere, ai fini penali, ad una postuma verifica frazionata, parcellizzata e diacronica degli stessi, ma si impone una valutazione unitaria del complesso delle condotte asseritamente antidoverose, laddove la comune gestione del rischio giustifica la penale rilevanza di apporti che, sebbene atipici, incompleti o di semplice partecipazione, si coniugano tra di loro compenetrandosi laddove gli obblighi di cooperazione e di coordinamento rappresentano per i datori di lavoro di tutte le imprese coinvolte “la cifra” della loro posizione di garanzia e delimitano l’ambito della rispettiva responsabilità.

Relativamente alle doglianze mosse dal coordinatore sicurezza la Cassazione evidenzia l’infondatezza rispetto alla normativa vigente, in merito ai motivi addotti per giustificare la mancata analisi sulle interferenze in essere all’interno del medesimo luogo di lavoro.

La modifica del vano di accesso ai comandi elettrici della cabina (eseguita non dall’Impresa addetta al montaggio di quest’ultima ma dai due lavoratori autonomi) e l’impossibilità di accedere a detto vano da parte degli altri operai dell’Impresa incaricata del montaggio della cabina ascensore, evidenzia “assoluta carenza di cooperazione nella gestione della sicurezza delle organizzazioni esecutrici e affidatarie in fase esecutiva”.

In sentenza la Cassazione rileva altresì che a prescindere dal fatto che la singola lavorazione (montaggio della cabina ascensore) dovesse essere svolta da un’unica impresa; con la presenza di altre imprese che erano intervenute in cantiere apportando modifiche allo stato dei luoghi (di cui l’impresa affidataria era ben consapevole), era chiaro l’obbligo di un’opportuna analisi dei rischi interferenti.

Questo aspetto rientra a pieno titolo in quanto previsto dalla normativa e più volte confermato dalla stessa Cassazione in ambito di dovere di alta vigilanza” del coordinatore sicurezza che non deve procedere alla verifica momento per momento di quanto indicato nei POS ma deve appunto procedere ad un’accurata analisi per la corretta gestione del rischio interferenziale, a maggior ragione in presenza di più imprese esecutrici presenti anche in modo non contemporaneo in cantiere.

Per la terza e ultima doglianza, la Cassazione sottolinea che “una volta riconosciuta la ricorrenza di un rischio interferenziale in ragione della pluralità delle ditte chiamate ad operare nel cantiere e del tutto vigente e attuale la sua posizione di garanzia quale coordinatore della sicurezza in presenza di lavorazioni interferenti, il giudice di appello ha rappresentato in maniera del tutto logica che la gestione dell'accesso al vano comandi elettrici non costituiva ambito gestionale riservato alla impresa chiamata alla installazione dell'ascensore, ma essenziale tema di confronto e di collegamento tra le ditte interessate, che non sfuggiva agli obblighi di coordinamento sullo stesso gravanti”.

 

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