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Cassazione: committente e la verifica dell’idoneità tecnico professionale, a prescindere dalla stipula del contratto d’appalto.

08 March 17

La Cassazione si esprime sul contratto d’appalto e prestazione d’opera, committente e le tempistiche sull’obbligo di verifica dell’idoneità tecnico professionale verso quei soggetti chiamati a predisporre preventivi per l’opera; questi i temi principali della sentenza n. 10014/2017, che oltre alla culpa in eligendo, chiarisce anche i doveri del committente per richieste di prestazione d’opera.

FATTO

Veniva condannato dal Tribunale di Novara il Socio Accomandatario di una S.a.s. e committente dei lavori eseguiti in un capannone industriale di cui la S.a.s. era locatrice finanziaria ma non proprietaria, per la mancata verifica dell’idoneità tecnico professionale dell’impresa appaltatrice.

Tra i motivi principali del ricorso alla Cassazione il condannato lamenta principalmente:

-di aver chiesto solo il preventivo al Titolare dell’Impresa terza, senza essere effettivo committente dell’opera;

-di aver potuto dar seguito alle opere solo dopo l’autorizzazione da parte del proprietario del capannone industriale;

-che nessun contratto d’appalto era stato sottoscritto con l’impresa edile ipotetica affidataria dei lavori e che la stessa aveva eseguito in loco solo un sopralluogo per valutare l’intervento da eseguire;

-di non essere stato presente durante il sopralluogo richiamato al punto precedente;

-che non vi era prova della “pattuizione di un corrispettivo”;

-l’erronea conclusione che la presenza di attrezzature in loco, idonee alla riparazione del tetto e senza accertamento dell’effettiva proprietà;

Il Tribunale quindi, basandosi sulla documentazione fotografica dei luoghi, aveva condannato erroneamente il ricorrente per la violazione del comma 9, art. 90 “obblighi del committente o del responsabile dei lavori” che “che postula il perfezionamento dell’accordo e non già dei semplici contatti tra il fruitore delle opere e la ditta non ancora incaricata della loro esecuzione”.

 

DIRITTO

La Cassazione torna a richiamare il concetto di culpa in eligendo, argomento fondante della condanna del ricorrente da parte del Tribunale di Novara che sottolinea come fosse stato consentito al Legale Rappresentante dell’Impresa edile di eseguire un sopralluogo (con salita al piano di copertura del capannone) per verificare le opere da eseguire, senza la verifica dell’idoneità tecnico professionale della stessa Ditta.

La sentenza della Cassazione pone quindi l’accento sia sull’art. 15 del D.Lgs. 81/2008, sia sul richiamato art. 90 comma 9 sottolineando come “Le misure generali di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, che implicano a norma dell’art. 15 d.lgs. 81/2008 la valutazione preventiva e l’eliminazione dei rischi in relazione ai lavori da eseguire, pongono a carico del committente, sin dalla fase di progettazione dell’opera e delle conseguenti scelte tecniche, specifiche cautele prescritte dall’art. 90, comma 9 del medesimo decreto, fra cui la verifica nell’ipotesi di cantieri temporanei dell’idoneità tecnico professionale dell’impresa affidataria”.

Basta dunque una mera prestazione d’opera per far attivare quanto indicato al periodo precedente, senza l’effettiva sottoscrizione di un vero e proprio contratto d’appalto; a prescindere dunque dal compimento o meno del lavoro richiesto, anche lo stesso sopralluogo (a maggior ragione se eseguito in luoghi con rischio specifico) può definirsi come una prestazione d’opera anche se la Ditta non sarà poi incaricata dei lavori:

“L’insussistenza dei titoli di idoneità prescritti dalla legge in capo alla ditta esecutrice dell’opera, la cui verifica configura adempimento preliminare da parte del committente rispetto a quella da effettuarsi in concreto in relazione alla capacità rispetto alla tipologia dell’attività commissionata, consente di ritenere che la sentenza impugnata, espressasi in conformità alle fondamentali regole di ermeneutica probatoria e con procedimento idoneo a fornire piena contezza dell’iter logico- giuridico dal quale è derivato il convincimento espresso, sia scevra dai vizi lamentati sul piano motivazionale”.

 

La Cassazione ribadisce dunque il principio secondo cui la verifica dell’idoneità tecnico professionale debba essere realizzata dal Committente anche in fase progettuale; la scelta del contraente e relativo contratto d’appalto sono il punto di arrivo finale rispetto al percorso che prevede il D.Lgs. 81/2008.

Il tutto a maggior ragione se le verifiche ed i sopralluoghi necessari per le future opere da parte di Ditte, siano svolti in luoghi a particolare rischio che deve essere “mitigato” con le opportune protezioni; ogni verifica che possa portare l’eventuale soggetto esecutore alla predisposizione di un preventivo viene quindi inclusa dentro la definizione di prestazione d’opera e come tale oggetto degli obblighi richiamati dalla normativa in capo al committente.

 

F.to Redazione Tecnica

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