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Cassazione: autonomia del preposto e mancata informazione al datore di lavoro e al coordinatore sicurezza.

08 November 17

La Cassazione sul tema preposto e datore di lavoro con la sentenza 48963/2017 (Sez. IV); la complessità dell’affidamento ed esecuzione di un’opera rispetto alla corretta informazione di tutti i soggetti coinvolti. La nomina di un preposto e le libertà gestionali rispetto alle operatività del cantiere, in conflitto con la costante ed opportuna informazione agli altri soggetti su cui gravano compiti (diversificati) di vigilanza.

 

IL FATTO

All’interno di un cantiere ove erano presenti l’impresa affidataria, impresa esecutrice e Ditta individuale a cui erano stati sub-appaltati alcuni lavori da quest’ultima, a seguito di un infortunio derivato dalla caduta dall’alto (altezza 3.00 mt.) da un tavolame sprovvisto di idonea protezione di un dipendente della Ditta Individuale sub-appaltatrice, venivano condannati dal Tribunale di Torino il coordinatore sicurezza il datore di lavoro dell’impresa affidataria ed il suo preposto.

A quest’ultimo veniva contestata la mancata vigilanza sulle attività del preposto, la mancata verifica delle condizioni di sicurezza delle lavorazioni affidate all’impresa esecutrice (sub-appaltatore) e la non applicazione delle procedure indicate all’interno del Piano Operativo di Sicurezza (POS).

Al coordinatore sicurezza (CSE) il mancato adeguamento del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC)  rispetto all’evoluzione dei lavori ed alle necessarie modifiche per l’adeguamento dei livelli di sicurezza del cantiere, oltre alla violazione dell’art. 92 comma 1 lett. a) e b) del D.Lgs. 81/2008:

 

Articolo 92 - Obblighi del coordinatore per l’esecuzione dei lavori

a) verifica, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’articolo 100 ove previsto e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro;

b) verifica l’idoneità del piano operativo di sicurezza, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento di cui all’articolo 100, assicurandone la coerenza con quest’ultimo, ove previsto, adegua il piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’articolo 100, ove previsto, e il fascicolo di cui all’articolo 91, comma 1, lettera b), in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, valutando le proposte delle imprese esecutrici dirette a migliorare la sicurezza in cantiere, verifica che le imprese esecutrici adeguino, se necessario, i rispettivi piani operativi di sicurezza;

 

Al preposto, di aver omesso di segnalare la mancata osservanza degli obblighi di Legge al datore di lavoro dell’impresa esecutrice (sub-appaltatore), in violazione dell’art. 19 comma 1 lett. A) del D.Lgs. 81/2008 e di non aver vigilato “sull'osservanza delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro derivanti dal contratto di subappalto (in particolare, di non aver verificato - come stabilito dal Piano operativo di sicurezza della ditta esecutrice - che prima dell'esecuzione dei lavori in altezza si fosse accertata la predisposizione di tutte le protezioni per impedire cadute accidentali nel vuoto) “ (cit.).

 

Articolo 19 - Obblighi del preposto

1. In riferimento alle attività indicate all’articolo 3, i preposti, secondo le loro attribuzioni e competenze, devono:

a) sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza della inosservanza, informare i loro superiori diretti;

 

La Corte d’Appello di Torino assolveva il coordinatore sicurezza ed il datore di lavoro per non aver commesso il fatto e riduceva la pena inflitta al preposto.

Durante il dibattimento era emerso come il lavoratore infortunato fosse sostanzialmente il capo dell’impresa esecutrice (sub-appaltatore) che aveva in autonomia (con l’avallo del preposto dell’impresa affidataria) scelto di operare in zone del cantiere non ancora poste in condizioni di sicurezza, solo per rispettare il cronoprogramma dei lavori che indicava il getto del c.a. a seguito della predisposizione delle armature di ferro, con limiti temporali ben definiti.

Per tale motivo il coordinatore sicurezza era stato ritenuto esente da colpe visto che non era stato informato della nuova procedura di lavoro (concordata la mattina stessa dai soggetti responsabili) e di conseguenza impossibilitato ad aggiornare il PSC; anche il datore di lavoro era stato ritenuto esente da colpe “stante la complessità della struttura aziendale, che aveva più cantieri aperti, e la scelta di carattere occasionale dei preposto, dovuta all'urgenza del momento” (cit.).

Contro la sentenza della Corte d’Appello il Procuratore Generale di Torino presentava ricorso in Cassazione evidenziando come:

-la presenza di una zona all’interno del cantiere non ancora posta in sicurezza avrebbe dovuto comportare l’isolamento della stessa dal resto dell’area di lavoro;

-che il giorno dell’infortunio i lavori erano stati sospesi a seguito di un ispezione degli organi di vigilanza, dove si evidenziava la necessità dell’installazione di tutte le opere di protezione contro le cadute dall’alto, di cui il cantiere era totalmente carente;

-il coordinatore sicurezza avrebbe dovuto porre in atto il suo compito di alta vigilanza che lo “obbligava a frequentare il cantiere per rilevarne periodicamente le criticità” (cit.);

-il datore di lavoro “rimaneva titolare di una posizione di garanzia, in relazione al controllo dei sistemi di sicurezza atti a prevenire rischi di carattere generale” (cit.)

 

DIRITTO

La Cassazione evidenzia il corretto approccio della Corte d’Appello in merito alle posizioni di garanzia del coordinatore sicurezza e del datore di lavoro, che ha escluso loro colpe all’interno del cantiere.

La decisione di proseguire i lavori in area non ancora messa in sicurezza era originata da scelta autonoma e concordata tra l’infortunato, dal datore di lavoro dell’impresa esecutrice e dal preposto dell’impresa affidataria, tutti presenti in cantiere la mattina dell’infortunio; la mancata informazione di cui il coordinatore sicurezza doveva essere destinatario in via preliminare alla modifica organizzativa, gli ha impedito di procedere all’aggiornamento del PSC.

La Cassazione ricorda che il coordinatore sicurezza non sia tenuto al controllo in cantiere momento per momento (compito affidato al datore di lavoro, dirigente e preposto) e che “è titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella degli altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in quanto, oltre ad assicurare il collegamento fra impresa appaltatrice e committente al fine di realizzare la migliore organizzazione del lavoro, svolge compiti di alta vigilanza circa la generale configurazione delle lavorazioni che comportino rischio interferenziale” (cit.).

In merito al datore di lavoro dell’impresa affidataria, si era correttamente organizzato nominando un preposto che aveva scelto in autonomia una modifica alle procedure delle lavorazioni e non risultando che l’infortunio era originato “da scelte gestionali di fondo o da difetti strutturali conosciuti o conoscibili” dal datore di lavoro lo stesso è da ritenersi immune da colpe.

La Cassazione ricorda come “in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, è correttamente inquadrato come datore di lavoro, titolare di una posizione di garanzia e responsabile del rispetto della normativa antinfortunistica, il soggetto che, pur avendo formalmente appaltato a terzi le opere che hanno dato origine all'infortunio, sia intervenuto costantemente nella loro esecuzione, curando l'organizzazione del lavoro ed impartendo istruzioni e direttive, esercitando cioè una continua ingerenza nella prosecuzione dei lavori medesimi”.

 

F.to Dott. Gabriele BOSSI

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