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Cassazione - obbligo del datore di lavoro di predisporre impalcature e ponteggi mobili e comportamento anomalo del lavoratore.

18 May 15

In evidenza la Sentenza della Cassazione Penale (Sez. 4, 20 aprile 2015, n. 16397) inerente il datore di lavoro ed il comportamento anomalo del lavoratore.

L’adozione e l’uso di cinture di sicurezza non può sostituire l’obbligo del datore di lavoro di apprestare, quando possibile, le opere provvisionali necessarie come impalcature e ponteggi per il caso di lavorazioni eseguite ad altezze superiori a 2 metri, eccetto nei casi in cui sia oggettivamente impossibile l’adozione di dette misure di protezione collettive.

Questo, in sintesi, quanto ribadito dalla Suprema Corte con la sentenza in epigrafe in occasione dell’esame del ricorso di un datore di lavoro di un’impresa committente l’installazione di due ascensori nei vani scala di un cantiere, il quale si era visto condannare in primo e secondo grado per omicidio colposo per aver cagionato la morte di un lavoratore caduto, dopo che lo stesso aveva sganciato la propria cintura di sicurezza, per aver messo un piede in fallo nello spazio non adeguatamente protetto del tavolato (posta a circa 4 metri dalla fossa dell’ascensore) realizzato per i lavori di montaggio.

La tesi difensiva, tra i vari motivi, adduceva sia l’impossibilità della realizzazione di adeguate opere provvisionali, e nello specifico di un tavolato continuo per tutta la superficie della fossa dell’ascensore a causa della presenza delle guide della cabina e del gruppo cilindro-pistone, nonché il forte nesso di casualità tra l’infortunio mortale e il comportamento anomalo tenuto dalla vittima, che si era sganciato contravvenendo a quanto previsto nel piano operativo di sicurezza e dal piano di sicurezza e di coordinamento.

I Giudici di Cassazione, rilevando la corretta posizione assunta dalla Corte di Appello in ordine alla mancanza di qualsiasi corrispondenza processuale alla effettiva impossibilità di predisporre ponteggi e/o impalcature all’interno del cantiere e quindi la mancata prova di detta circostanza, ritenevano infondato il primo motivo addotto.

In riferimento al secondo motivo, la Suprema Corte torna a confermare un importante principio in tema di abnormità del comportamento del lavoratore, precisando che, per escludersi la responsabilità del datore di lavoro ( o del soggetto destinatario dell’obbligo di adottare le misure di prevenzione) nei casi di infortunio dovuto a negligenza, imprudenza e imperizia del lavoratore, occorre che quest’ultimo tenga “un comportamento del tutto esorbitante e imprevedibile rispetto al lavoro posto in essere, ontologicamente avulso da ogni ipotizzabile intervento e prevedibile scelta del lavoratore” (cit.).

La Suprema Corte ha difatti precisato che per l’applicabilità del suddetto principio le circostanze fattuali devono far ritenere assolto ogni dovere formativo, informativo e precauzionale in capo al datore di lavoro e per contro non ipotizzabile alcuna diversa specifica cautela volta a prevenire il comportamento del lavoratore.

In riferimento all’infortunio mortale occorso al lavoratore i Giudici, rilevando come la violazione comportamentale posta in essere sganciando la cintura di sicurezza, seppur oggettivamente pericolosa, rientrasse nel novero dei comportamenti prevedibili che devono essere neutralizzati da adeguate misure precauzionali, hanno ritenuto non sussistente alcuna clausola di esclusione di responsabilità rigettando così il ricorso presentato dal datore di lavoro e confermando la sentenza di condanna.

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