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Cassazione – le responsabilità del direttore dei lavori nella sicurezza del cantiere.

04 October 17

Quali sono i limiti della responsabilità del direttore dei lavori in cantiere anche in ambito del mantenimento dei requisiti minimi di sicurezza? L’infortunio mortale occorso durante opere di movimentazione di terreno al di sopra di un “solaio effimero” in testa ad un volume interrato viene analizzato dalla Cassazione con la Sentenza 43462/2017 (Sez. IV).

 

IL FATTO

Durante opere di movimentazione meccanica di terreno si generava la caduta del mezzo per lo sfondamento di un “solaio effimero” installato al di sopra di un volume interrato, realizzato con materiali di tipo inconsistente e totalmente scollegati; ne derivava la morte del lavoratore autonomo che stava guidando il mezzo per conto di un committente / datore di lavoro.

Tralasciamo in questa analisi il ricorso presentato dal committente / datore di lavoro per esaminare la posizione del direttore dei lavori, anch’esso condannato.

Quest’ultimo ricorre in Cassazione evidenziando come:

* non avesse ricevuto alcuna delega in materia di sicurezza sul lavoro da parte del committente così come non avesse mai dato indicazioni specifiche sull’organizzazione del cantiere e le sue operatività;

* non aveva ricevuto alcun incarico come responsabile dei lavori limitandosi ai compiti del direttore dei lavori tra cui quello di eseguire la “sorveglianza tecnica sull’esecuzione del progetto”;

* nel caso di specie trattandosi di un opera abusiva ideata e realizzata dal committente, il professionista non poteva identificarsi come il progettista dell’opera;

* era stata data indicazione di riempire il volume con terreno;

* la scelta di non eseguire il riempimento e di mascherare il volume con un solaio effimero era da ricondursi all’autonomia del committente che interrompeva l’eventuale nesso causale;

* non fosse informato in merito alla ripresa dei lavori (come dimostrato in sede dibattimentale) e che il suo ruolo di verifica, trattandosi di intervento per il ripristino dei luoghi richiesto anche dall’autorità giudiziaria, sarebbe avvenuto al termine dei lavori.

* in ultima istanza non potesse essere consapevole delle intenzioni del committente.

Il condannato ricorrente evidenzia come in origine era stato citato a giudizio come responsabile dei lavori ma condannato per violazioni di legge inerenti la normativa urbanistica nella sua qualità di direttore dei lavori.

 

 

DIRITTO

Facendo riferimento alla documentazione presentata a fini urbanistici, la Cassazione evidenzia come l’imputato fosse realmente il direttore dei lavori identificato dal committente, che “è il soggetto incaricato dal committente di curare l'esatta esecuzione dei lavori stessi. Egli dunque svolge normalmente un'attività limitata alla sorveglianza tecnica attinente all'esecuzione del progetto, nell'interesse del committente (Cass., Sez. 4, n. 1300 del 20-11-2014, Martucci; Sez. 4, 12-12-2014, Zoni; Sez. 4, 15-1-2014, Gebbia). Dunque la qualifica di direttore dei lavori non comporta automaticamente la responsabilità per la sicurezza sul lavoro, ben potendo l'incarico di direttore dei lavori limitarsi alla predetta sorveglianza tecnica, inerente alla fedele esecuzione del capitolato di appalto. Destinatari delle norme antinfortunistiche sono infatti i datori di lavoro, I dirigenti e i preposti mentre il direttore dei lavori, per conto del committente, è tenuto alla vigilanza sulla corretta esecuzione del progetto, nell'Interesse del committente stesso, e non può essere chiamato a rispondere dell'osservanza di norme antinfortunistiche, ove non venga accertata una sua ingerenza nell'organizzazione del cantiere” (cit.).

 

L’estensione dei compiti del direttore dei lavori verso altri compiti integrativi deve essere provata dall’evidenza che lo stesso abbia influito sull’andamento o l’organizzazione del cantiere; in questo caso il committente era il proprietario dell’area interessata dall’infortunio e ricopriva anche il ruolo di datore di lavoro e responsabile del cantiere, eseguendo esso stesso il progetto da lui elaborato.

La Cassazione dunque stigmatizza l’interpretazione della Corte d’Appello che andava a giudicare il ricorrente a prescindere dal suo coinvolgimento nell’organizzazione del cantiere ed annulla la sentenza emessa e la rinvia alla corte d’Appello per un nuovo esame.

 

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