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Cassazione – le responsabilità del coordinatore per l’infortunio di un apprendista muratore, l’alta vigilanza implica visite quotidiane in cantiere?.

13 October 17

Il controllo sul cantiere del coordinatore sicurezza, il principio di alta vigilanza abbinato ad una corretta cadenza temporale per i sopralluoghi, unita ad un controllo documentale; questo l’oggetto della nuova sentenza della Cassazione 43853/2017 (Sez. IV).

 

IL FATTO

All’interno di un appalto pubblico, durante le fasi di rimozione di una recinzione di confine tra un campo sportivo e l’adiacente area oggetto di lavori di realizzazione di un parcheggio pubblico, avveniva l’infortunio di un lavoratore assunto come apprendista che era stato incaricato dal Datore di Lavoro di rimuovere la recinzione esistente.

L’infortunato procedeva alla lavorazione con l’utilizzo di una scala mono-tronco risultata non a norma e posizionando la stessa in modo precario subiva la caduta con relativo trauma cranico.

La Corte di Appello di Genova assolveva il coordinatore sicurezza a cui era contestata la mancanza di controlli nel cantiere.

Il ricorso presentato dalla parte civile si basa sulla contestazione relativa alla Corte d’Appello che, basandosi sulla testimonianza di un collaboratore del professionista incaricato quale coordinatore sicurezza, aveva assolto l’imputato; il testimone aveva sostenuto come il professionista avesse svolto sopralluoghi in cantiere a cadenza settimanale, contrariamente a quanto sostenuto da altro lavoratore che dichiarava di “non avere mai visto l'imputato sul cantiere” (cit.).

Il coordinatore ha altresì contestato il ricorso di cui sopra, rilevando come lo stesso fosse basato su doglianze già formulate in appello.

 

DIRITTO

La Cassazione nel rigettare il ricorso evidenzia come la lavorazione oggetto dell’infortunio non fosse compresa nel capitolato d’appalto e che il datore di lavoro dell’infortunato non aveva informato il coordinatore sicurezza di alcuna deroga.

Sulle doglianze presentate dalla parte civile relative alla qualifica rivestita dal professionista (coordinatore sicurezza – ndr.) e della sua assenza dal cantiere, la Corte d’Appello “ha ritenuto che i rilievi difensivi fossero astrattamente condivisibili, ma non pertinenti al caso concreto” (cit.) considerato che la lavorazione non era prevista dall’appalto e nemmeno dal PSC, così come confermato anche dal Committente (Sindaco) e dal RUP; erano inoltre emerse anomalie nell’affidamento dell’intervento all’infortunato, da parte del datore di lavoro.

Tornando al PSC il documento prevedeva al suo interno corrette misure di prevenzione e utilizzo di dispositivi specifici nel caso di lavori in altezza; in base ad una verifica era emerso altresì in appello che il coordinatore “aveva verificato documentalmente e personalmente sul cantiere l'adeguatezza delle prescrizioni previste nel piano di sicurezza e la loro messa in opera” (cit.) rafforzando quanto testimoniato dal collaboratore del professionista in merito alle visite effettuate con cadenza settimanale in cantiere.

La Cassazione torna dunque a sviluppare il concetto di alta vigilanzanel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel PSC e sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell'incolumità dei lavoratori; nella verifica dell'idoneità del POS e nell'assicurazione della sua coerenza rispetto al PSC; nell'adeguamento dei piani in relazione alla evoluzione dei lavori e alle eventuali modifiche intervenute” (cit.).

 

Si è pure precisato che il controllo e le verifiche correlate alla posizione di garanzia in esame non possono essere meramente formali, ma vanno svolte in concreto, sebbene non sia richiesta la presenza quotidiana del coordinatore sul cantiere, ma la sola presenza rispetto ai momenti delle lavorazioni topici rispetto alla funzione di controllo esercitata o da esercitarsi. In altri termini, <<...il coordinatore opera attraverso procedure; tanto è vero che un potere- dovere di intervento diretto è previsto per tale figura solo quando constati direttamente gravi pericoli [art. 92 co. 1 lett. f) d. lgs. 81/2008]>> …Pertanto, anche se il coordinatore non può esimersi dal prevedere momenti di verifica, essi non possono avere cadenza quotidiana e, parallelamente, <<l'accertamento giudiziale non dovrà ricercare segni di una presenza diuturna, ma le tracce delle azioni di coordinamento, di informazione, di verifica, e la loro adeguatezza sostanziale>> (cfr. sempre in motivazione sez. 4, sent. n. 3288/2016 citata), poiché il coordinatore ha una autonoma funzione di vigilanza che riguarda la generale configurazione delle lavorazioni, e non anche il puntuale controllo, momento per momento, delle singole attività lavorative, che è demandato ad altre figure operative (datore di lavoro, dirigente, preposto) [cfr. sez. 4 n. 18149 del 21/04/2010, Rv. 247536],

 

Nel caso di specie dunque il comportamento professionale del coordinatore rispecchia gli oneri normativi a cui tale figura è sottoposta e che la testimonianza considerata valida dalla Corte d’Appello del collaboratore del professionista è esente da rischi di autodifesa dello stesso testimone che “non trova però alcun appiglio negli atti, non essendo emerso che costui abbia assunto qualifiche alle quali possa essere ricondotta una posizione di garanzia rispetto al cantiere e ai lavori che vi si svolgevano” (cit.).

 

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