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Cassazione – gli obblighi del CSE e la necessità di aggiornare il PSC in base al visibile sviluppo dell’opera.

18 October 17

Il ricorso avverso una sentenza della Corte di Appello di Trento da parte di un coordinatore sicurezza, consente alla Cassazione di chiarire obblighi e compiti di questa figura durante le fasi di esecuzione dell’opera. Quali sono dunque gli oneri gravanti sul CSE, previsti dalla normativa, derivanti dalla giurisprudenza ed eventualmente interferenti rispetto ad altre figure del cantiere e relative posizioni di garanzia? Analizziamo la sentenza n. 45862/2017 Cassazione Sezione IV.

 

IL FATTO

Durante l’intervento nella copertura del condominio, inerente la tinteggiatura su parti esterne del vano ascensore, avveniva l’infortunio di un lavoratore che stava transitando su lucernari posti nel piano di calpestio, generando una caduta da circa 5,00 mt.

Al fine di agevolare il transito dell’operatore, il datore di lavoro aveva posto a disposizione dello stesso una tavola in legno, che però non poteva essere considerata come apprestamento di sicurezza e da cui si era generata la perdita di equilibrio del lavoratore, causata anche dall’attrezzatura che stava trasportando per le opere di pittura.

Veniva condannato per il reato di lesioni colpose aggravate il coordinatore per la sicurezza (CSP e CSE) del cantiere di ristrutturazione, in violazione degli articoli 91 degli artt. 91, comma 1, lett.a) in relazione all'art.158 e 92, comma 1, lett.a) e b) d. Lgs. 9 aprile 2008, n.81 per:

-assenza di elaborati grafici inerenti gli interventi in copertura,a corredo del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC);

-mancato adeguamento del PSC all’evoluzione dei lavori;

-mancata verifica del Piano Operativo di Sicurezza (POS)

-omessa verifica dell’applicazione di quanto indicato nel PSC da parte dell’impresa;

-omessa verifica sull’installazione delle opere provvisionali previste nel PSC.

Il coordinatore ricorre in Cassazione con le seguenti motivazioni:

*la condanna in appello si basa su compiti che non sono ascrivibili al coordinatore sicurezza secondo cui lo stesso deve vigilare sul rischio interferenziale, mentre spettano ad altre figure e relative posizioni di garanzia altri tipi di controllo;

*le lavorazioni in copertura non erano previste come oggetto dell’opera così come definito: dalle risultanze istruttorie, dal PSC e dalla verbalizzazione antecedente l’infortunio dove “si fa chiaro riferimento al fatto che per i lavori da eseguire non sarebbe stato necessario salire in copertura” (cit.) e “la fase oggetto di analisi riguardava il passaggio sulle coperture finalizzato esclusivamente allo smontaggio del ponteggio”.

 

DIRITTO

La Cassazione evidenzia come in sede di appello fosse stata individuata una responsabilità penale per il coordinatore sicurezza a confutazione delle seguenti deduzioni:

“a) sulla previsione in fase progettuale di misure idonee a prevenire i rischi di caduta dall'alto, nonostante nella richiesta di offerta non fossero state previste lavorazioni in copertura;

b) sui sopralluoghi settimanali eseguiti dall'imputato in fase di esecuzione dei lavori, nel corso dei quali egli non era stato informato della variante, messa in opera dopo il suo ultimo sopralluogo del 15 maggio 2009; c) sul rischio elettivo assunto dal lavoratore per un suo comportamento volontario” (cit.)

In dettaglio il fatto dell’aver rinvenuto all’interno del PSC un rischio di caduta attraverso lucernari (transito finalizzato allo smontaggio del ponteggio) e che le opere riguardassero la tinteggiatura di tutte le facciate esterne e stabilito l’inserimento dei vani ascensore e lucernari all’interno delle planimetrie allegate al PSC, questo ha dato modo ai giudici di rilevare come l’imputato “«sapesse della presenza di lucernari sulla copertura del condominio e di pareti da intonacare» e che comunque il progredire delle lavorazioni rendesse «visibile lo sviluppo del lavoro»” (cit.).

Per la prima volta in Cassazione giunge dunque un ricorso inerente “l’inapplicabilità al caso concreto della responsabilità da rischio interferenziale che si fonda sulla violazione dell’obbligo di coordinamento previsto dall’art. 92 D.Lgs. 81 del 2008 (cit.); la Suprema Corte afferma come “la presenza di un piano di sicurezza e coordinamento con relativa nomina di un coordinatore per l'esecuzione è indice sintomatico della scelta e della necessità di attribuire ad un soggetto diverso dai datori di lavoro, dirigenti e preposti un piano prevenzionistico tendente a regolare il rischio interferenziale, anche in relazione al susseguirsi di pluralità di lavorazioni affidate ad imprese che non operino contemporaneamente nel cantiere” (cit.).

La censura non può considerarsi ammissibile per motivazioni giurisprudenziali.

Per il secondo motivo del ricorso presentato dal coordinatore sicurezza, i compiti di quest’ultimo in fase di esecuzione sono:

-funzione generale di alta vigilanza;

-identificati nell’art. 92 del D.Lgs. 81 2008;

in sintesi ad una precedente giurisprudenza in merito che indica il CSE come il “titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella degli altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in quanto gli spettano compiti di «alta vigilanza», consistenti: a) nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell'incolumità dei lavoratori; b) nella verifica dell'idoneità del piano operativo di sicurezza (POS) e nell'assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento; c) nell'adeguamento dei piani in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, verificando, altresì, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS…che il controllo sul rispetto delle previsioni del piano non può essere meramente formale, ma va svolto in concreto, secondo modalità che derivano dalla conformazione delle lavorazioni” (cit.).

Quindi al CSE il compito di alta vigilanza unito alle verifiche previste dagli obblighi normativi e necessità di procedere alla verifica di “carenze organizzative immediatamente percepibili” (cit.), il tutto senza che tale compito si sovrapponga o sia sostituito da altri previsti dalle posizioni di garanzia del datore di lavoro, delegato e preposto.

Le mancanze censite dalla Corte d’Appello dimostrano come lo sviluppo del lavoro dovesse essere noto al coordinatore sicurezza, a partire dal presupposto che lo stesso aveva previsto una possibilità di transito in copertura, attraverso lucernari anche se per lavorazioni diverse da quella che ha generato l’infortunio e che comunque gli interventi in facciata esterna, pur non contemplando in origine le opere inerenti il vano ascensore, avrebbero avuto chiaramente come oggetto anche questo intervento, così come si poteva evincere dallo sviluppo dell’opera sulle facciate.

Per tali motivi il ricorso del coordinatore sicurezza viene rigettato dalla Cassazione.

 

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