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Cassazione – Datore di Lavoro e comportamento negligente o abnorme del lavoratore.

08 February 17

La Cassazione affronta il tema del ruolo di vigilanza del Datore di lavoro e la differenziazione del comportamento del lavoratore sia esso negligente o abnorme, all’interno della Sentenza n. 3351/2017 (Sezione IV).

Il caso di che trattasi ha come oggetto le lesioni gravi occorse a D.M., mentre si trovava sul piano di calpestio di un soppalco (ad una altezza superiore a due metri), durante i lavori su un muretto; lo stesso precipitava al suolo perdendo l’equilibrio vista anche l’assenza di ogni misura di protezione sia collettiva che individuale.

P.G. nelle sue qualità di presidente e consigliere delegato della società XXX s.r.l., capo cantiere e datore di lavoro (di D.M.  – n.d.r.), veniva condannato sia dal Tribunale di Brescia che dalla Corte d’Appello per lesioni personali colpose per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e nella violazione di norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro (artt. 18, comma 1, lett. f, 96, comma 1, lett. g, 111 e 115 T.U. 81/2008).

 

Articolo 18 - Obblighi del datore di lavoro e del dirigente

1.Il datore di lavoro, che esercita le attività di cui all’articolo 3, e i dirigenti, che organizzano e dirigono le stesse attività secondo le attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono: …..

f) richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a loro disposizione;

 

Articolo 96 - Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti

1. I datori di lavoro delle imprese affidatarie e delle imprese esecutrici, anche nel caso in cui nel cantiere operi una unica impresa, anche familiare o con meno di dieci addetti: …..

g) redigono il piano operativo di sicurezza di cui all’articolo 89, comma 1, lettera h).

 

Articolo 111 - Obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota

1. Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti criteri:

a) priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;

b) dimensioni delle attrezzature di lavoro confacenti alla natura dei lavori da eseguire, alle sollecitazioni prevedibili e ad una circolazione priva di rischi.

2. Il datore di lavoro sceglie il tipo più idoneo di sistema di accesso ai posti di lavoro temporanei in quota in rapporto alla frequenza di circolazione, al dislivello e alla durata dell’impiego. Il sistema di accesso adottato deve consentire l’evacuazione in caso di pericolo imminente. Il passaggio da un sistema di accesso a piattaforme, impalcati, passerelle e viceversa non deve comportare rischi ulteriori di caduta.

3. Il datore di lavoro dispone affinché sia utilizzata una scala a pioli quale posto di lavoro in quota solo nei casi in cui l’uso di altre attrezzature di lavoro considerate più sicure non è giustificato a causa del limitato livello di rischio e della breve durata di impiego oppure delle caratteristiche esistenti dei siti che non può modificare.

4. Il datore di lavoro dispone affinché siano impiegati sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi alle quali il lavoratore è direttamente sostenuto, soltanto in circostanze in cui, a seguito della valutazione dei rischi, risulta che il lavoro può essere effettuato in condizioni di sicurezza e l’impiego di un’altra attrezzatura di lavoro considerata più sicura non è giustificato a causa della breve durata di impiego e delle caratteristiche esistenti dei siti che non può modificare. Lo stesso datore di lavoro prevede l’impiego di un sedile munito di appositi accessori in funzione dell’esito della valutazione dei rischi ed, in particolare, della durata dei lavori e dei vincoli di carattere ergonomico.

5. Il datore di lavoro, in relazione al tipo di attrezzature di lavoro adottate in base ai commi precedenti, individua le misure atte a minimizzare i rischi per i lavoratori, insiti nelle attrezzature in questione, prevedendo, ove necessario, l’installazione di dispositivi di protezione contro le cadute. I predetti dispositivi devono presentare una configurazione ed una resistenza tali da evitare o da arrestare le cadute da luoghi di lavoro in quota e da prevenire, per quanto possibile, eventuali lesioni dei lavoratori. I dispositivi di protezione collettiva contro le cadute possono presentare interruzioni soltanto nei punti in cui sono presenti scale a pioli o a gradini.

6. Il datore di lavoro nel caso in cui l’esecuzione di un lavoro di natura particolare richiede l’eliminazione temporanea di un dispositivo di protezione collettiva contro le cadute, adotta misure di sicurezza equivalenti ed efficaci. Il lavoro è eseguito previa adozione di tali misure. Una volta terminato definitivamente o temporaneamente detto lavoro di natura particolare, i dispositivi di protezione collettiva contro le cadute devono essere ripristinati.

7. Il datore di lavoro effettua i lavori temporanei in quota soltanto se le condizioni meteorologiche non mettono in pericolo la sicurezza e la salute dei lavoratori.

8. Il datore di lavoro dispone affinché sia vietato assumere e somministrare bevande alcoliche e superalcoliche ai lavoratori addetti ai cantieri temporanei e mobili e ai lavori in quota.

 

Articolo 115 - Sistemi di protezione contro le cadute dall’alto

1. Nei lavori in quota qualora non siano state attuate misure di protezione collettiva come previsto all’articolo 111, comma 1, lettera a), è necessario che i lavoratori utilizzino idonei sistemi di protezione idonei per l’uso specifico composti da diversi elementi, non necessariamente presenti contemporaneamente, conformi alle norme tecniche, quali i seguenti:

a) assorbitori di energia;

b) connettori;

c) dispositivo di ancoraggio;

d) cordini;

e) dispositivi retrattili;

f) guide o linee vita flessibili;

g) guide o linee vita rigide;

h) imbracature.

2. Comma abrogato dall’art. 115 del D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106

3. Il sistema di protezione deve essere assicurato, direttamente o mediante connettore lungo una guida o linea vita, a parti stabili delle opere fisse o provvisionali.

4. Nei lavori su pali il lavoratore deve essere munito di ramponi o mezzi equivalenti e di idoneo dispositivo

anticaduta.

 

 In particolare il Datore di Lavoro “non metteva a disposizione, non disponeva, né pretendeva l'uso da parte dei lavoratori addetti, di attrezzature e di opere provvisionali in grado di prevenire e proteggere dal rischio di caduta dall'alto. Oltre a ciò, nel capo di imputazione si rileva che nel piano operativo di sicurezza (POS) elaborato dalla società XXX s.r.l., per il cantiere teatro del sinistro, risultava assente la valutazione del rischio di caduta nel vuoto connesso con la lavorazione di costruzione del muretto sul richiamato soppalco, privo di parapetti”.

La Corte d’Appello escludeva l’ipotesi del comportamento abnorme del lavoratore, anche per la presenza del Datore di Lavoro sulla copertura dell’edificio per altre mansioni, ritenendo non plausibile che i dipendenti “avessero iniziato ad eseguire una lavorazione non corrispondente alle direttive ricevute”; la Corte evidenziava anche l’assenza di opere provvisionali (anche da installare) all’interno del cantiere al momento dell’infortunio.

Il Datore di Lavoro presentava dunque ricorso in Cassazione con i seguenti motivi in sintesi:

1.       La Corte d’Appello ha ritenuto provato che il Datore di Lavoro avesse ordinato al lavoratore di eseguire le lavorazioni solo dalle dichiarazioni rese dall’infortunato e dai compagni di lavoro.

2.       La fase di lavoro doveva essere realizzata in un unico giorno con continuità e che non era possibile effettuare il completamento della lavorazione delle ore rimanenti la giornata in cui si è manifestato l’infortunio.

3.       L’infortunio derivava da “condotta imprevedibilmente colposa posta in essere dal dipendente infortunato”.

In diritto “la Corte di cassazione non deve stabilire se la decisione di merito proponga effettivamente la migliore possibile ricostruzione dei fatti, né deve condividerne la giustificazione, dovendo limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con "i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento", secondo una formula giurisprudenziale ricorrente”.

Nel merito la Cassazione conferma in Sentenza quanto già evidenziato dalla Corte di Appello che ha proceduto sulla traccia di giurisprudenza relativa alla vigilanza del Datore di Lavoro anche nel caso di condotta colposa del lavoratore. La Cassazione anche in altre sentenze ha “affermato che le norme antinfortunistiche sono destinate a garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro, anche in considerazione della disattenzione con la quale gli stessi lavoratori effettuano le prestazioni” e “che può escludersi l'esistenza del rapporto di causalità unicamente nei casi in cui sia provata l’abnormità del comportamento del lavoratore infortunato e sia provato che proprio questa abnormità abbia dato causa all'evento”.

In sentenza si definisce dunque il comportamento abnorme del lavoratoreche, per la sua stranezza e imprevedibilità, si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte delle persone preposte all'applicazione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro” ma che comunque non esime il Datore di Lavoro ed i soggetti preposti alla verifica, controllo e applicazione delle condizioni di sicurezza previste dalla normativa.

 

F.to Dott. Gabriele BOSSI

 

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